Destinazione bellezza: in viaggio tra Giappone e Corea alla scoperta della skincare!

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Se pensate che la skincare mania sia soltanto un trend del momento vi state sbagliando! I rituali legati alla bellezza ed alla ricerca della perfezione estetica in Giappone e Corea hanno tradizioni antiche, anche se diverse.

Come siamo arrivati al rituale minimal della J-Beauty (la japanese beauty) ed alla routine della K-Beauty (Korean beauty) che supera anche i 10 step? Partiamo con il dire che in Giappone la sobrietà avvolge ogni aspetto della quotidianità, mentre in Corea esiste un approccio maggiormente tecnologico che si riflette anche sul packaging dei prodotti, dove spesso vengono raffigurati manga e cartoon!

Storia della skincare e cosmesi giapponese

La cosmesi giapponese è parte integrante della cultura. Sin dal Periodo Nara (710-794) compaiono le prime polveri di riso che hanno lo scopo di sbiancare la pelle e renderla pallida, incarnazione di un canone estetico e status sociale.

Nel Periodo Heian (794-1185) al bianco si aggiungono il pigmento rosso e quello nero, utilizzati dalle Geishe, dalle Maiko e dagli attori Kabuki per colorare le labbra e gli occhi. È a partire dal Periodo Edo (1603-1868) che inizia a svilupparsi la cosmesi naturale, con l’utilizzo di estratti di piante e fiori nella beauty routine, secondo i dettami del “Miyako fuzoku kewaiden” (Manuale di Cosmetica nella Capitale). La J-Beauty moderna, basata sugli step di doppia pulizia e doppia idratazione, giungerà nel Periodo Meiji (1868-1912) con l’apertura del Giappone all’Occidente. Il Periodo Heisei (1989-2019) ed il Periodo Reiwa (2019 – in corso) hanno consacrato la cosmesi giapponese, rendendola una delle più ambite e seguite a livello mondiale, con la nascita di tantissimi brand.

Il candore del viso in Giappone era legato anche ad un canone sociale: era prerogativa della nobiltà tingere di bianco la pelle del volto e della nuca con una polvere mescolata all’acqua, l’oshiroi. L’oshiroi si otteneva polverizzando chicchi di riso o gusci di conchiglie fino al XIX secolo, quando fu sostituito dall’ “argilla cinese”, che conteneva polvere di piombo e che causò intossicazioni fatali.

La doppia detersione

La doppia detersione è nata in Giappone quando geishe, maiko (aspiranti geishe) e attori di teatro Kabuki avevano la necessità di rimuovere l’oshiroi, steso dopo due tipi di cera: l’ishineri sulle sopracciglia, il bintsuke su viso, collo e nuca. Costituiva l’unico modo per rimuovere questa maschera di trucco.

Le geishe e le maiko applicavano l’oshiroi solo sulla parte destra e sinistra della nuca, ritenuta in Giappone la parte più seducente del corpo. La prima fase della doppia detersione prevedeva l’applicazione dello tsubaki, l’olio di Camellia japonica puro per sciogliere il trucco. Si passava ad un sapone schiumogeno a base di riso, da risciacquare. Oggi la prima fase di questa detersione prevede l’impiego di oli o burri.

Nel 1818 fu pubblicato il Miyako fuzoku kewaiden, un manuale di cosmetica che ha contributo alla diffusione di tali pratiche e che ha gettato le basi per la moderna cosmesi giapponese.
Il manuale svela anche le tecniche per sbiancare la pelle e come applicare e rimuovere l’oshiroi.

Cosmesi giapponese tra rituali e visione olistica

Il termine “olistico” deriva dal termine greco “olos”, ossia “totalità” e spiega perfettamente il concetto estetico giapponese: il benessere della pelle è connesso con il benessere interiore e dunque la bellezza esteriore è la risultante della bellezza interiore. Per questo le donne giapponesi praticano rituali estetici fin dall’infanzia.

La J-beauty si fonda su tre principi estetici, secondo gli Shiso, i maestri giapponesi esperti nella disciplina che regola la cura della pelle. Kanso, semplicità: alla base dei prodotti ci sono ingredienti naturali come il riso, la camelia ed il tè. Shibui, bellezza eterea: soltanto pochi prodotti, che vengono stesi secondo un rituale ben preciso, volto a valorizzare la bellezza interiore. Seijaku, calma energizzata: il rituale della gestualità.

L’obiettivo finale è la silk skin, una pelle bianca, traslucida, luminosa, priva di imperfezioni, una pelle di seta, definita anche “mochi hada”, che ha la consistenza e la lucentezza del mochi, il tipico dolce di riso giapponese.

L’acqua è un elemento chiave nella skincare, poiché collegata al concetto di purificazione, come svela anche la tradizione degli onsen, i bagni termali naturali, situati nelle zone con maggiore attività vulcanica, come Hakone, Beppu, Kusatsu e le montagne di Hida. La cosmesi fa dunque largo impiego di prodotti dalle texture leggerissime, passate sulla pelle con eleganza e precisione e di aromi, oli essenziali e fragranze che stimolano le emozioni, un equilibrio perfetto tra mente e corpo.

Storia della skincare coreana

Sin dall’antichità, durante la dinastia Joseon (1392-1910), la bellezza era la risultante dell’equilibrio interiore e curare il proprio aspetto costituiva una dimostrazione di rispetto verso la propria persona e verso il prossimo.

La beauty routine originaria si basava su ingredienti naturali come ad esempio il riso, dalle proprietà illuminanti e nutritive, ricco di vitamine B, C ed E, impiegato per conferire alla pelle luminosità. Anche l’olio di camelia, noto per gli elevati livelli di omega-9 ed antiossidanti era un valido alleato per pelle e capelli, così come le creme composte di miglio, fiori di pesco e semi di zucca.

Le donne della dinastia Joseon amavano il trucco ed utilizzavano polveri di riso e miglio per rendere candida la pelle del viso. Preparavano scrub leviganti, rossetti fatti con peperoni rossi essiccati e si dipingevano le sopracciglia con il carbone. Il detergente per il viso era costituito da fagioli mung, impastati con acqua, mentre tonici e lozioni venivano estratti dalle piante.

Dato che l’aroma di questi cosmetici naturali non era gradevole, si addizionavano con fragranze derivate da germogli di chiodi di garofano essiccati. Nel IXI secolo Yi Bingheogak scrive il Gyuhap Chongseo o “Enciclopedia delle Donne”, una guida pratica per le giovani donne sposate. Si tratta di un testo che offre consigli su etichetta, cucina e gestione della casa, con un approfondimento sulla bellezza e la cura della persona e dettagli su come realizzare cosmetici.

Nel XX secolo si diffonde il primo prodotto cosmetico di massa, la Bakgabun, o Park Powder, una polvere traslucida, ben presto ritirata dal commercio per l’alto contenuto di piombo.

La K-beauty routine moderna

La K-beauty routine moderna prevede, a differenza di quella giapponese, sobria e fatta di pochi ingredienti, la stratificazione di un elevato numero di prodotti, il cosiddetto layering, da applicare rigorosamente con le mani, step by step, secondo un ordine preciso.

Fare un giro in un centro commerciale dedicato soltanto a prodotti estetici è un must in Corea. Basti pensare che gli abitanti spesso indossano maschere per il viso, patch per gli occhi o accessori per la cura dei capelli anche mentre passeggiano per strada! Esistono dei veri e propri quartieri dedicati al beauty shopping ed ai centri estetici come accade a Seoul, Gangnam o Myeongdong Myeongdong Town.

E voi a quale filosofia beauty vi sentite più affini?!

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