Nell’immaginario collettivo i Caraibi e la Repubblica Dominicana sono sinonimo di spiagge borotalco e mare turchese. Senza troppi giri di parole, possiamo confermare che è così, ma c’è molto di più da scoprire! Ricca, vibrante, indimenticabile: è la cultura ad averci davvero meravigliato durante la nostra ultima avventura “in Paradiso”.





La popolazione della Repubblica Dominicana
La Repubblica Dominicana è una nazione multietnica, frutto dell’eredità africana, spagnola ed indigena, che conserva le tracce del suo passato coloniale e degli indios Taino, gli abitanti dell’isola prima della conquista spagnola. Una curiosità: “Mare dei Caraibi” deriverebbe dal termine “Caribe”, un popolo nativo che abitava le Piccole Antille, dedito al “caribelismo” che oggi traduciamo con “cannibalismo”.
La popolazione è in gran parte creola. Non è raro infatti incontrare persone con pelle scura ed occhi chiari. Il termine “creolo” deriverebbe dallo spagnolo “criollo”, “meticcio”, riferito a chi è nato in contesti coloniali, mescolando origini europee (spagnole, portoghesi, francesi, inglesi) con quelle africane e indigene locali.
Questo melting pot culturale permea tutti gli aspetti della vita, dalla musica, al cibo alla lingua, uno spagnolo con influenze Taino. I locals vivono la quotidianità tra aciendas di caffè ed alimentari di quartiere, i colmados, con un ritmo lento e pacato, il ritmo del termine “ahorita”, che può significare tra un minuto, ore, giorni o mai!


Santo Domingo e il merengue
La capitale é Santo Domingo, la citta più antica del nuovo mondo, fondata da Cristoforo Colombo nel 1496, con il suo centro storico, la Zona Colonial, patrimonio UNESCO. Ospita la prima cattedrale, la prima strada ed il primo ospedale delle Americhe!
È il centro del ritmo caraibico per eccellenza, il merengue. È il ballo nazionale dominicano che si sviluppa tra il XVI ed il XVII secolo dalla fusione dei ritmi africani come le percussioni (tambora), europei (la fisarmonica e la chitarra) e Taino (la güira, un cilindro di metallo forato). Era il ballo dagli schiavi africani delle piantagioni di canna da zucchero che, legati alle caviglie con delle catene, oscillavano muovendo bacino e spalle. Oggi il merengue è Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
La base metrico/ritmica del ballo era semplice e riprendeva la cadenza delle marce forzate: un dos, un dos, un dos. Il termine “merengue” potrebbe derivare dalla meringa francese (“meringue”) per la sua leggerezza!

Il Voodoo nella Repubblica Dominicana
Il Voodoo è profondamente radicato nella cultura dominicana, una vera e propria religione che mescola credenze africane e cattoliche. Si ritiene che esista uno spirito protettore per ogni individuo che ne determina ricchezza e fortuna in base al comportamento. Se la persona si comporta male, lo spirito può punirla provocando problemi di salute.
Esistono due forme di voodoo, una benevola, associata alla magia bianca e una malevola, associata alla magia nera. Pochissimi sono in grado di utilizzare le erbe come curatori. Si tratta di stregoni che accompagnano i riti magici con l’ensalmo, un particolare canto di guarigione che dovrebbe dovrebbe scacciare gli spiriti maligni.
Un altro elemento tradizionale della cultura dominicana sono le cosiddette “muñecas sin rostro”. Si tratta di bamboline senza volto, un’iconica forma di artigianato locale originarie di Moca e risalenti agli anni ’80. Realizzate solitamente in ceramica o argilla, rappresentano il mix etnico. Sono vestite con abiti colorati tradizionali e rappresentate mentre svolgono attività quotidiane. Sono anche dei souvenir molto richiesti!
Il sigaro
L’icona indiscussa della cultura dominicana è il sigaro! I sigari dominicani sono noti per l’uso di tabacchi miscelati al fine di ottenere una vasta gamma di aromi, spesso arrotolati a mano da torcedores esperti.
Il sigaro dominicano viene realizzato artigianalmente selezionando ed essiccando foglie di tabacco, in genere cinque, provenienti da diverse piante per creare il ripieno chiamato tripa. Le foglie vengono arrotolate, legate con una sottofascia detta capote e quindi avvolte in una foglia esterna di qualità, la capa. I sigari vengono chiusi con una colla vegetale naturale come il miele e lasciati essiccare per circa tre giorni. Segue poi una fase di invecchiamento. Numerose escursioni consentono di vistare delle fabbriche dove è possibile osservare gli artigiani a lavoro e provare i sigari.


Che Caraibi sarebbero senza i colori del Carnevale?
Questa ricorrenza si festeggia per tutto il mese di febbraio, celebrando sia la tradizione spagnola che quella africana (diablitos, cimarrones). Le maschere vengono create e dipinte a mano.
Il Carnevale più importante è quello di La Vega, uno dei più antichi, che risalirebbe addirittura al 1520. Durante le parate si alternano musica, danze e maschere ed protagonista è il diablo cojuelo (diavolo zoppo), una parodia del cavaliere medievale spagnolo. Indossa un costume colorato e adornato con specchietti, sonagli, nastrini e campanelli, un mantello e una maschera con grandi corna. Brandisce una frusta arrotondata, la vejiga, ricavata da una vescica animale e durante le sfilate sculaccia gli spettatori con una frustata sulle natiche!



La cucina della Repubblica Dominicana
Caposaldo di ogni cultura, non potevamo non citare la cucina dominicana. Anche le ricette tradizionali affondano le loro radici in diverse culture alimentari. I Taino fecero conoscere agli spagnoli la yucca (manioca) e il casabe, pane azzimo croccante e sottile preparato con la farina di yucca. Colombo introdusse cereali, legumi e verdure, gli africani banana, anguria e igname, un tubero simile alla patata dolce americana, ma con una polpa più cremosa ed un sapore terroso e meno dolce.
La bandera è considerata il piatto nazionale, a base di riso bianco, fagioli (neri o rossi) e carne o pollo. Il sancocho cucinato con vari tipi di carne come manzo, pollo e maiale, tuberi e platani verdi, servito con riso bianco e avocado. Lo yaniqueques, tipico street food costituito da un sottile disco di pasta fritta croccante di farina di grano, burro, acqua e bicarbonato, fritta in olio bollente accompagnato da ketchup.





Alla fine arriviamo alle spiagge!
Vi abbiamo fatto attendere fino alla fine per raccontarvi la bellezza delle spiagge! The winners are… Saona e Catalina.
Fu Cristoforo Colombo a scoprire Catalina nel maggio del 1494 e la chiamó Santa Catalina, in onore di Caterina d’Alessandria, una filosofa del IV secolo. Nel XVII Secolo divenne un rifugio per pirati e contrabbandieri grazie alla conformazione delle sue insenature invisibili dalla costa, che offrivano riparo alle navi. Tra il 1698 e il 1699 qui affondò la Quedagh Merchant, nave del capitano William Kidd, uno dei pirati più noti dell’epoca i cui resti sono stati convertiti in un sito subacqueo visitabile!
Saona si trova al largo della costa sud-orientale. È parte del Parco Nazionale dell’Est, una vasta area protetta nota per la sua biodiversità a circa 115 km da Santo Domingo, raggiungibile con un’escursione in barca. Mano Juan è l’unico villaggio abitato dell’isola, dove scoprire la vita quotidiana degli abitanti ed acquistare artigianato locale.
Adesso siete pronti per partire all’arrembaggio come dei veri pirati d’altri tempi alla scoperta di una delle isole più suggestive dei Caraibi!