Post-vacation blues, la “sindrome post-viaggio”: quando ci si sente a casa… lontano da casa!

post-viaggio

Sarà capitato anche a voi, rientrando da un viaggio, di provare malinconia, stanchezza, irritabilità ed una sensazione di vuoto. È tutto normale, si tratta del “post-vacation blues”, la sindrome post-viaggio. Non temete, non si tratta di una vera e propria “malattia”, ma piuttosto di una serie di reazioni psicofisiche che si manifestano dopo una vacanza.

La sindrome post-viaggio

Un viaggio è un’evasione, un’avventura, si parte alla scoperta di un mondo nuovo, si fanno esperienze uniche, a volte che mai avremmo pensato di fare, si incontrano persone che in alcuni casi diventano importanti, non ci sono orari da rispettare, ci si sente finalmente liberi. Il rientro a casa ci catapulta invece nella routine quotidiana, scandita da impegni, orari e ritmi frenetici ai quali ci siamo disabituati. Ecco che ci sentiamo nostalgici, demotivati, malinconici, la mente fa fatica a concentrarsi e torna costantemente al viaggio. Questo accade perché in vacanza il cervello si adatta rapidamente ad una nuova condizione, caratterizzata da una maggiore autonomia, più interessante, meno rigida e piena di stimoli e novità. A tutto questo si aggiunge, nel caso di viaggi lunghi, il jet lag per il cambio di fuso orario.

Sì, ma quanto dura?

Purtroppo non c’è una risposta universale e la durata di questa “sintomatologia” varia da persona a persona, da qualche giorno a qualche settimana. O non se ne va mai, come nel mio caso!

Si possono adottare alcune strategie per rendere più soft il “ritorno alla realtà”, come ad esempio rientrare con un paio di giorni di margine prima di tornare a lavoro, per riadattarsi gradualmente alla routine. Se durante la vacanza ci si è appassionati a qualcosa, possiamo renderla parte della nostra quotidianità, dandogli continuità. Oppure quale miglior “cura” se non progettare una nuova avventura intorno al mondo?!

In ogni caso ricordiamoci che la malinconia non è un sentimento negativo, ma un indicatore del fatto che quell’esperienza è stata importante per noi e ci ha veramente arricchito.

La mia esperienza con la sindrome post-viaggio

Personalmente mi rendo conto di “partire già con il piede sbagliato”, per fare un gioco di parole! Non attendo di rientrare da un viaggio, addirittura la mia nostalgia parte a metà vacanza. Inizio a pensare che quel luogo mi mancherà, che quella situazione non tornerà più, almeno non esattamente nello stesso modo, che quella sensazione di benessere finirà e a casa a quella stessa ora “sarò costretta” a fare qualche altra cosa, ad adempiere ai miei impegni quotidiani scanditi dalla routine.

Sono una persona molto curiosa, mi piace imparare cose nuove, esplorare, scoprire, il mio cervello ha sempre bisogno di nuovi stimoli e nuove avventure e per “lui” ogni viaggio è un biglietto per il paese dei balocchi, dove tutto è nuovo ed imprevedibile.

Spesso mi capita anche di pensare che quello che mi manca è come sono io quando sono in viaggio: più libera, più spensierata, più allegra, più stupita, più affamata di vita. Quando si viaggia ogni giornata regala qualcosa di nuovo ed io adoro scoprire cose nuove, questo rende le giornate vive e mai monotone. A casa invece, molto di ciò che accade è prevedibile e la prevedibilità, anche se per certi aspetti può essere confortante è anche noiosa.

Adoro quella sensazione che si prova nel dover acuire i sensi per orientarsi in una destinazione sconosciuta, scoprire, scegliere cosa fare, appunto scegliere. Quando fermarmi, quando mangiare, quando riposarmi, quando cantare, quando sorridere, quando sognare.

C’è una frase di Alessandro Baricco che mi torna sempre in mente tra un’avventura e l’altra e che riassume il mio pensiero al riguardo:

La gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo, è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

E voi cosa ne pensate?! Avete mai provato il post-vacation blues?

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